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Italiani più in salute negli ultimi dieci anni

Italiani più in salute negli ultimi dieci anni La sedentarietà e il sovrappeso tra i problemi in crescita. Il nuovo Rapporto Osservasalute, presentato al Gemelli, segnala ritardi e carenza d’investimenti in prevenzione Se la salute si “siede” lo si deve anche... a un’eccessiva sedentarietà. Sebbene sia migliorato, nell’ultimo decennio, lo stato di salute degli italiani – tanto da risultare complessivamente buono –, il nostro Paese è sempre più pigro, anziano e con problemi psicofisici: è questo il ritratto tracciato nel Rapporto Osservasalute 2014, presentato il 30 marzo 2015 all’Università Cattolica di Roma. Si tratta di un’approfondita analisi che prende, tra l’altro, in considerazione la qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane. Giunto alla XII edizione, questo studio viene pubblicato annualmente dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane ed è il poderoso frutto del lavoro concertato di 195 esperti. Secondo il Rapporto Osservasalute la sedentarietà è aumentata in maniera significativa per entrambi i sessi: da 34,6% a 36,2% negli uomini e dal 43,5% al 45,8% nelle donne. Quindi continua la crescita della percentuale di italiani in sovrappeso od obesi: complessivamente sono quasi la metà dei maggiorenni (per l’esattezza il 45,8%). “L’invecchiamento inarrestabile del Paese e l’aumento dell’aspettativa di vita rendono – si legge in una nota dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – ancora più urgenti interventi preventivi mirati per garantire una vecchiaia attiva e in salute. Sedentarietà e altre cattive abitudini dure a morire restano i principali nemici degli italiani; ad essi si aggiunge la precarietà economica che, divenuta ormai una condizione strutturale del Paese, incide sia sull’offerta dei servizi, sempre più sotto l’attacco della spending review (revisione di spesa pubblica, ndr), sia sul benessere psicofisico dell’individuo”. Ottime notizie sul fronte della longevità e della sopravvivenza dei neonati. In Italia è aumentata, nei 10 anni trascorsi, la speranza di vita (giunta nel 2012 a 79,6 anni per gli uomini e a 84,4 anni per le donne), mentre è diminuito il tasso di mortalità infantile. “è però sempre più urgente incentivare l’offerta di servizi di prevenzione e di politiche socio-sanitarie ad hoc che riducano – osserva ancora l’Università Cattolica romana – la probabilità dei cittadini di ammalarsi e fronteggino i bisogni sanitari di una popolazione sempre più anziana, con l’insorgenza sempre maggiore di più malattie croniche nello stesso individuo”. Se l’aumento della prevalenza di malattie croniche, legato all’invecchiamento della popolazione, è una prospettiva futura, più allarmante è il quadro odierno: sono aumentati i casi di tumori prevenibili. Dunque, anche per questa ragione, c’è l’esigenza di investire di più in prevenzione. Il ritardo del nostro Paese su questo fronte e il deficit di risorse ad essa destinate “rischiano di far vacillare la salute degli italiani, già sotto l’attacco della congiuntura economica negativa che sta colpendo ormai da anni”. Tra le notizie positive, invece, nel rapporto si rileva che “in Italia si continua ad osservare una tendenza positiva nella diminuzione dei fumatori e anche nella diminuzione del numero medio di sigarette fumate“.

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Fonte: Università Cattolica di Roma- Osservasalute

Pagina pubblicata il 30 marzo 2015.

Ultima modifica: 1 aprile


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