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Notizie

Italia più vecchia e in modesta ripresa

Presentato il Rapporto annuale Istat: il 22% della popolazione ha almeno 65 anni, più diffuse le malattie cronico-degenerative

“L’invecchiamento della popolazione è l’aspetto demografico che più contraddistingue l’Italia nel contesto internazionale”: lo ha affermato il 17 maggio il Presidente dell’Istat Giorgio Alleva illustrando il suo nuovo Rapporto annuale 2017-La situazione del Paese [1]. Tant’è vero che, in Italia, 22 persone su cento hanno dai 65 anni in su. Con annessa maggiore diffusione delle malattie croniche e degenerative correlate all’età (nel caso degli occhi si pensi all’AMD e ad altre forme di retinopatia, cataratta o al glaucoma). (Si tenga conto che gli ultraquarantenni sono circa il 58,6% della popolazione italiana, ndr).

Si legge nel Rapporto Istat:

L’aumento della sopravvivenza genera l’incremento costante di una fascia di popolazione più esposta a problemi di salute di natura cronico-degenerativa. Tutto ciò pone, e porrà sempre di più in futuro, i sistemi sanitari dei paesi avanzati sotto forte pressione per l’aumento della domanda di cure, con conseguenti problemi di sostenibilità.

Più controlli di routine

Scrive l’Istituto Nazionale di Statistica a proposito delle visite mediche periodiche e alle analisi del sangue:

I controlli di routine dei livelli di colesterolo e glicemia nel sangue e della pressione arteriosa sono semplici esami che consentono una diagnosi tempestiva. I controlli, pertanto, non riguardano solo la popolazione a rischio di insorgenza di malattia croniche, ma tutta la popolazione, con una cadenza appropriata. I comportamenti di prevenzione non possono però prescindere dalla prevenzione primaria, che riguarda gli stili di vita: in particolare l’adozione di stili di vita salutari (sana alimentazione, riduzione nel consumo di sale, lotta all’obesità e al tabagismo, promozione dell’attività fisica) durante tutto il percorso di vita a partire dalla prima infanzia.

Nel 2015 – con riferimento alla popolazione di 15-64 anni – l’Istat nota come l’Italia abbia mostrato un comportamento complessivamente più virtuoso della media europea con riferimento ai controlli del livello di colesterolo e glicemia nel sangue e meno virtuoso per quanto riguarda il controllo della pressione arteriosa. I risultati mostrano come, a parità di altre caratteristiche, le donne abbiano una maggiore propensione a svolgere controlli, così come i residenti nel Nord e nel Centro in confronto a chi risiede nel Mezzogiorno.

Prendendo come riferimento il gruppo delle famiglie a basso reddito di italiani, la propensione a svolgere controlli di prevenzione è inferiore per le famiglie a basso reddito con stranieri. È invece più elevata per la classe dirigente e le famiglie d’impiegati.

Sempre più persone rinunciano alle visite specialistiche

Una percentuale crescente di persone – conferma l’Istat – ha rinunciato a una visita specialistica negli ultimi 12 mesi perché considerata troppo costosa. Si è passati, infatti, tra il 2008 e il 2015, dal 4% al 6,5% della popolazione (un incremento pari al 55,5%, ndr). Questo fenomeno di rinuncia riguarda soprattutto il Mezzogiorno, dove si è passati a un tasso di rinuncia delle visite specialistiche del 6,6% a un preoccupante 10,1%. Questo problema riguarda naturalmente soprattutto i più poveri. Con conseguente riduzione della possibilità di prevenzione delle malattie, comprese quelle oculari, che invece necessitano di controlli periodici di uno specialista.

Lieve miglioramento della salute percepita

Aumenta il numero di anni vissuti senza limitazioni nelle attività della vita quotidiana dopo i 65 anni: da 9 a 9,9 per gli uomini tra il 2008 e il 2015, e da 8,9 a 9,6 per le donne. Anche la percezione dello stato di salute mostra un lieve miglioramento al netto degli effetti dell’invecchiamento: si dichiara in buone condizioni il 67,7% della popolazione nel 2016 rispetto al 64,8% del 2009.

Disuguaglianze più pronunciate

Nonostante alcuni segni di ripresa (considerati volatili), perdura la crisi economica e sono sempre più accentuate le disuguaglianze socio-economiche. Anche tra un gruppo sociale e l’altro le diseguaglianze nelle condizioni di salute sono notevoli. Nel gruppo della classe dirigente tre quarti delle persone si dichiarano in buone condizioni, mentre nel gruppo più svantaggiato [2] la quota scende al 60,5%.

L’edizione di quest’anno del Rapporto Istat affronta in modo non convenzionale il tema della struttura socioeconomica, letta attraverso le caratteristiche dei gruppi sociali. Descrive dei gruppi sociali italiani troppo cristallizzati attorno a posizioni d’interesse, una mobilità sociale troppo ridotta, con un Paese che ha numeri da record a livello d’età.

Fonte principale: Istat

[1Sala della Regina di Palazzo Montecitorio

[2persone anziane sole e giovani disoccupati


Pagina pubblicata il 18 maggio 2017.


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