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Difetti e disturbi

Infiammazioni oculari

Quanti tipi di infiammazioni possono colpire gli occhi?

Congiuntivite Le infiammazioni che colpiscono gli occhi possono riguardare sia le strutture interne del bulbo oculare (vedi uveiti) e sia le sue strutture esterne: sclera, congiuntiva e cornea.

Come si possono manifestare?

I sintomi con cui si manifestano generalmente le infiammazioni oculari più superficiali e le uveiti anteriori (iriti, iridocicliti) sono fondamentalmente bruciore, lacrimazione, fastidio alla luce (fotofobia), sensazione di sabbia negli occhi (ossia di corpo estraneo), e – in caso di congiuntivite e cheratite infettiva – abbondante secrezione di muco e, nei casi acuti, anche di pus. Quindi gli occhi sono rossi (iperemia congiuntivale) e gonfi (chemosi), soprattutto quando sono coinvolte anche le palpebre.

Ci possono essere cali della vista?

Sì, nei casi più gravi si può avvertire una riduzione visiva a causa dell’infiammazione e dell’intorbidamento dei mezzi diottrici (come umore acqueo e vitreo) e si può provare dolore, che si accentua con l’esposizione alla luce. Questo avviene specialmente nel caso delle uveiti anteriori, per cui si verifica un’irritazione dei nervi ciliari. Nella riduzione dell’acuità visiva un ruolo fondamentale è svolto anche dalla perdita di trasparenza della cornea (superficie oculare), causata dalla presenza di cellule infiammatorie. Nelle uveiti posteriori, invece, la sintomatologia è dominata da alterazioni della funzione visiva: percezione di macchie scure nel campo visivo (scotomi), di immagini deformate e/o inusualmente luminose (metamorfopsie e/o fotopsie rispettivamente), annebbiamento visivo (per l’infiammazione in atto nel corpo vitreo).

Quali sono le infiammazioni più rischiose?

Le endoftalmiti, infiammazioni ancora più complesse che colpiscono i tessuti intraoculari, causate per lo più da microrganismi in seguito a traumi oculari (chirurgici o accidentali). Congiuntivite Le endoftalmiti postoperatorie possono presentarsi subito in modo grave oppure tardivamente. Generalmente si presentano subito dopo le operazioni (entro 24-72 ore), con dolore e forte riduzione della vista, èdema palpebrale, rossore, infiammazione corneale e vitreale. Le cause primarie sono, in questo caso, i batteri: è specialmente lo stafilococco che causa più frequentemente endoftalmite acuta dopo un intervento chirurgico (cataratta). Le endoftalmiti possono essere causate, inoltre, da un’infezione sistemica che può colpire anche gli occhi attraverso il flusso sanguigno, a partire da altri focolai infettivi (persone in emodialisi, alimentazione per via parenterale, persone trattate con farmaci immunosoppressori). In questo caso la causa primaria dell’infezione sono funghi come la Candida albicans o l’ Aspergillus fumigatus .

Cosa fare?

Molto spesso la diagnosi di infezione oculare viene effettuata dallo specialista esaminando l’occhio con una semplice lampada, mentreControllo oculistico con lampada a fessura altre volte l’oculista può ricorrere ad esami di laboratorio su prelievi (effettuati mediante tamponi congiuntivali o corneali, come nel caso delle ulcere oculari) per individuare il possibile agente patogeno e – mediante un antibiogramma – valutare le eventuali resistenze agli antibiotici, adottando quindi la terapia più mirata.

Quale terapia effettuare?

La terapia varia a seconda del tipo d’infiammazione. Generalmente si ricorre a colliri antibiotici (terapia topica), cicloplegici (che dilatano la pupilla), antinfiammatori steroidei e, nei casi più gravi, a medicinali assunti per bocca. In caso di endoftalmiti il trattamento è basato sulla somministrazione di intense dosi di antibiotici per via topica e/o sistemica, ricorrendo a volte anche alla somministrazione intravitreale (iniezioni del farmaco antibiotico nel corpo vitreo contenuto nel bulbo oculare).


Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
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Pagina pubblicata il 9 giugno 2010. Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2016.

Ultima revisione scientifica: 9 giugno 2010.

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