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Impiantato in Italia primo chip sottoretinico

Una signora di 50 anni affetta da retinite pigmentosa operata a Milano: con l’occhio bionico potrebbe recuperare parzialmente la vista

La visione bionica fa sognare gli esseri umani, soprattutto i non vedenti. Una signora di 50 anni affetta da retinite pigmentosa è stata operata per quasi undici ore, il 20 gennaio 2018, presso l’Ospedale S. Raffaele di Milano. È la prima volta che in Italia s’impianta una protesi bionica sotto la retina: ha una maggiore definizione rispetto a quella impiantata sopra la retina (epiretinica), ma potrebbe comportare rischi supplementari durante e dopo l’operazione.

Questi dispositivi - destinati a persone che hanno perso la vista durante l’età adulta a causa di alcune gravi malattie genetiche della retina - possono ripristinare parzialmente la percezione di luce e sagome di oggetti e persone circostanti. Secondo l’Ospedale S. Raffaele il dispositivo Alpha-IMS è il “sistema di visione artificiale in assoluto più evoluto al mondo, che può restituire una visione indipendente da supporti esterni (come telecamere o occhiali)”. Tale protesi è stata messa a punto in Germania, dove sono stati già eseguiti molti interventi chirurgici d’impianto.

Come funziona?

Il principio di funzionamento di quest’occhio bionico si basa sulla “sostituzione” dei fotorecettori della retina, cioè i coni e i bastoncelli, cellule specializzate che traducono la luce in segnali bioelettrici (che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico).

I fotorecettori – ormai non più funzionanti – vengono rimpiazzati nella loro funzione, seppur in modo molto meno raffinato rispetto a quelli naturali, da un microscopico apparato elettronico in grado di trasformare la luce in uno stimolo elettrico. Il microchip misura circa tre millimetri di lato e contiene 1600 sensori (corrispondenti ad altrettanti pixel): viene inserito al di sotto della retina, in corrispondenza della macula, in modo da stimolare il circuito nervoso che naturalmente collega l’occhio al cervello.

Il microchip è stato inserito al di sotto della retina, mentre il circuito di collegamento che lo unisce all’amplificatore del segnale elettrico è stato posizionato dietro all’orecchio (sottopelle).

Un intervento complesso

“A seguito dell’intervento ci aspettiamo una stimolazione retinica che gradualmente potrà portare la paziente a reimparare a vedere”, ha affermato Marco Codenotti, responsabile del servizio di Chirurgia vitreoretinica del San Raffaele [1].

“L’intervento – ha concluso il medico “pioniere” – è stato il più complicato che abbia mai eseguito. Ogni passo è fondamentale e delicato e la riuscita dell’intervento può essere compromessa da un momento all’altro. L’aver visto il microchip posizionato correttamente è stato per me una grandissima emozione, un sogno realizzato”.

Ora non resta che aspettare i risultati di questo grande sforzo hi-tech, che ha richiesto molto tempo per poter essere concretizzato. La visione, seppur limitata a un piccolo quadrato al centro del campo visivo [2], potrà essere parzialmente recuperata solo in bianco e nero. La visione a colori ancora non si è ancora riusciti ad ottenerla con una protesi retinica artificiale.

Fonte principale: Ospedale S. Raffaele di Milano

[1Ospedale IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico). L’Unità di Oculistica è diretta dal professor Francesco Bandello

[2ampiezza del campo recuperabile: circa 15°


Pagina pubblicata il 5 febbraio 2018.


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