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Il mondo in ’rosa’

Il mondo in ’rosa’ Secondo l’Università di Toronto chi porta lenti rosate sorride di più alla vita

10 giugno 2009 - Vedere il mondo in ‘rosa’ non è più solo una metafora. L’ottimismo, infatti, passa anche per il colore delle lenti che si portano. Dando man forte a ciò che un letterato illustre come Goethe sosteneva: le differenze cromatiche incidono sull’umore. Dunque, l’ottimismo può derivare anche da una diversa percezione dei colori: con le lenti rosate si ‘sorride’ di più alla vita. Quella che potrebbe sembrare una semplice boutade, ora ha invece una base scientifica: l’Università di Toronto ha dimostrato con la risonanza magnetica per immagini come il cervello reagisca positivamente alle lenti di questo colore. Il verdetto è incontrovertibile: il rosa rallegra. Dunque, mentre se si è di cattivo umore il campo visivo si restringe, al contrario il buon temperamento ci rende più recettivi nei confronti del mondo: la corteccia cerebrale visiva riesce a raccogliere più informazioni dalla realtà. Dunque, ciò che percepiamo visivamente è evidentemente anche specchio della nostra interiorità. Ai partecipanti allo studio è stata mostrata un’immagine composita: al centro compariva un viso circondato da figure di vari edifici e luoghi (ad esempio, una casa). Ai soggetti è stato poi chiesto di indicare il sesso della persona, in modo tale che focalizzassero la loro attenzione sull’immagine centrale. Quando erano di cattivo umore le persone non elaboravano le immagini presenti sullo sfondo. Al contrario, quando erano “su di giri” elaboravano più informazioni. La scoperta è stata fatta osservando, in particolare, l’area del paraippocampo, quella correlata alle risposte primarie della corteccia cerebrale visiva. Eppure, non tutto il male viene per nuocere: più informazioni percepite possono anche tradursi in un maggior rischio di distrazione. “Il buono e il cattivo umore – ha affermato con sicurezza il professore di psicologia Adam Anderson – cambiano alla lettera il modo in cui funziona la nostra corteccia cerebrale visiva e il modo in cui vediamo”. Il quale aggiunge che gli stati d’animo negativi corrispondono a una visione a ‘tunnel’. E non si tratta di mera suggestione, visto che lo studio è stato pubblicato sull’autorevole Journal of Neuroscience . “Queste scoperte nel loro insieme – concludono i ricercatori canadesi – suggeriscono che la valenza affettiva influenzi in modo diverso la selezione degli input visivi iniziali, alterando in modo sostanziale il raggio d’azione della codifica delle percezioni”. Referenza originale: Taylor W. Schmitz, Eve De Rosa, and Adam K. Anderson, “Opposing Influences of Affective State Valence on Visual Cortical Encoding”, J. Neurosci. 2009 29: 7199-7207; doi:10.1523/JNEUROSCI.5387-08.2009

Fonti: Università di Toronto (Canada), Journal of Neuroscience .


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