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Il futuro della sanità italiana

Il futuro della sanità italiana Più digitale, più innovazione e più open data: a Roma si è svolto il 4° Healthcare Summit col Ministro della Salute Lorenzin Avere una visione chiara della sanità futura. In particolare tenendo conto dell’invecchiamento demografico in Italia, cogliendo le sfide della ricerca (farmaci innovativi) e consentendo a tutti l’accesso dei dati sanitari digitali in tempo reale. Sono questi, in sintesi, gli obiettivi più significativi trattati durante il Healthcare Summit del Sole 24 Ore che si è svolto a Roma l’11 novembre. Un cruscotto digitale con i dati sanitari L’evento si è aperto con un intervento del Ministro della Salute Lorenzin, che ha sottolineato l’importanza della dematerializzazione e del digitale anche sul piano dei dati sanitari. Già l’introduzione della ricetta elettronica è stata un passo importante. Però il Ministro ora intende realizzare una sorta di “cruscotto” digitale, con i flussi di dati che idealmente dovrebbero arrivare in diretta dalle diverse aziende sanitarie (pubblicati anche su internet preservando la privacy dei cittadini). Inoltre la Lorenzin ha fatto riferimento al “ Patto della sanità digitale ”. Avendo in mano i flussi sulle ricette elettroniche si può avere un dato comparato sull’appropriatezza e soprattutto su alcune patologie. “Questo ci consentirà di fare meglio programmazione, prevenzione, di lavorare anche sulla cura”. Naturalmente i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) devono essere preservati. Se da un lato si è parlato del “problema dell’aumento della spesa farmaceutica ospedaliera”, dall’altro il Ministro Lorenzin ha rilevato un “aumento inevitabile del fondo per le spese legate alla sanità per l’invecchiamento demografico”. “Contro la corruzione ci vuole più trasparenza”, ha asserito Lorenzin. Ovvero una centrale unica degli acquisti per evitare variazioni di prezzo tra una Regione e l’altra, obbligo di pubblicare i dati sanitari anonimizzati... La sanità è per tutti Il sistema universalistico deve essere mantenuto: lo ha ribadito Emilia Grazia De Biasi, Presidente della 12° Commissione Permanente Affari Igiene e Sanità del Senato. Bisogna però anche “lavorare per la ricerca come punto d’incontro tra risorse pubbliche e private”: non se ne può fare a meno (“non cediamo all’ideologia perché le università italiane brevettano molto poco”). Però “abbiamo bisogno di una visione: tra dieci anni come vogliamo il Sistema sanitario nazionale? Abbiamo bisogno di programmazione”. Bisogna gestire meglio anche il ricambio delle professioni sanitarie: “ce ne sono alcune in cui l’età media, in Italia, è di 60 anni”. Tuttavia, per fare questo, ha concluso la Sen. De Biasi, “ci deve essere un rapporto armonico tra Stato e Regioni”. Più integrazione e telemedicina Dal canto suo Mario Marazziti, Presidente della XII Commissione Permanente Affari Sociali e Sanità della Camera, ha denunciato il “problema dello scollamento tra sociale e sanità”. Tra l’altro nel 2020, solo per motivi demografici, si prevede che il Sistema sanitario nazionale spenderà sette miliardi di euro in più a parità di prestazioni. Però, ha proseguito l’On. Marazziti, “al centro ci deve essere la salute e non la spesa sanitaria”. Dunque bisogna soprattutto combattere la frammentazione, lavorando all’integrazione tra dimensione sociale e rete ospedaliera (ad esempio con l’assistenza domiciliare). Sicuramente sarà sempre più importante la telemedicina. Valorizzare le risorse e i settori di punta Tra l’altro Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ha osservato che l’Italia “ha scontato vent’anni d’immobilismo”. Insomma, le professionalità devono essere messe a sistema, devono essere valorizzate e deve migliorare la progettualità e l’organizzazione. Ci sono, comunque, settori in cui l’Italia è leader mondiale come, ad esempio, “nella genomica di sanità pubblica”. L’evento è stato moderato dal vicedirettore del Sole 24 Ore Sanità Roberto Turno.

Link di riferimento: Sole24Ore-Eventi

Ultima modifica: 12 novembre 2015


Pagina pubblicata il 11 novembre 2015. Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2016


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