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I videogame d’azione possono migliorare la sensibilità al contrasto

I videogame possono migliorare la sensibilità al contrasto Studio Usa pubblicato su Nature: videogiocare può integrare terapie tradizionali contro l’occhio pigro

30 marzo 2009 - Videogiocare spesso può migliorare la sensibilità al contrasto; dunque, il computer può essere ’amico’ della vista. Lo assicura una

Fonte autorevole quale Nature Neuroscience.

Per aumentare la sensibilità al contrasto può essere necessario ricorrere a soluzioni di tipo ottico. Ma il metodo ludico - se pure di portata più ridotta - potrebbe essere una strada complementare ad alcune terapie tradizionali: è quanto sostiene l’_quipe di ricercatori dell’Università di Rochester, la quale ha chiesto a giocatori esperti di cimentarsi in videogame dove si colpivano obiettivi virtuali. Chi non giocava ha, al contrario, dimostrato di avere una sensibilità al contrasto inferiore: avvertiva con più difficoltà le piccole differenze nelle scale di grigi su uno sfondo monocolore. però le prestazioni miglioravano se videogiocavano quotidianamente.

La sensibilità al contrasto - particolarmente importante di notte o in condizioni di scarsa illuminazione - si riduce con l’invecchiamento, ma può anche essere l’effetto di una patologia come l’occhio pigro ( ambliopia ). I ricercatori sperano che l’uso dei videogiochi possa migliorare l’attività di entrambi gli occhi; tuttavia, bisogna intervenire precocemente perché in genere è più difficile incrementare la sensibilità al contrasto degli adulti. “Questi interventi - scrivono i ricercatori - sarebbero del più grande beneficio clinico come integrazione agli approcci clinici standard, che sono principalmente diretti a migliorare la qualità ottica dell’occhio”; in questo caso, invece, si sfrutta la plasticità dei circuiti neurali del cervello.

Leggi anche: “ Come usare i videoterminali ”.
Referenza originale: "Enhancing the contrast sensitivity function through action video game training", Renjie Li, Uri Polat, Walter Makous & Daphne Bavelier. Nature Neuroscience . Pubblicato on-line il 29 Marzo 2009 (doi:10.1038/nn.2296)

Fonti: Bbc , Nature Neuroscience .
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