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Dal MIT arriva la ’macchina per vederé

MitDal MIT arriva la ’macchina per vederé
Non risolve il problema della cecità, ma può proiettare immagini sulla retina con un laser

15 gennaio 2009 - Una vista al laser. Grazie a questo potente raggio di luce si possono proiettare sulla retina, come se fosse un piccolo schermo, le immagini che un ipovedente o un cieco non assoluto ha innanzi a s_. Il dispositivo avveniristico, oggi perfezionato, viene sperimentato nel tempio della ricerca tecnologica mondiale: il Massachussets Institute of Technology (MIT) statunitense.

L’idea, pur essendo ottima, ha però numerosi limiti nella sua realizzazione: il dispositivo si può utilizzare solo se il nervo ottico è integro e se la retina ha ancora una sua vitalità. Eppure, in certe condizioni, si possono (ri)vedere immagini che si credevano perdute nell’archivio naturale della memoria umana.

Lo strumento venne concepito una ventina d’anni fa da ricercatori guidati da Elizabeth Goldring: nel corso di un esame medico ordinario effettuato con uno scanner laser oftalmoscopico si era riusciti a oltrepassare le emorragie dell’occhio, raggiungendo la retina sottostante. Con una serie di modifiche successive questo laser è stato poi in grado di riprodurre sulla retina brevi parole; infine, si è giunti a riprodurre vere e proprie immagini, come il volto di una persona. così è nata la seeing machine, ossia il dispositivo che ha ottenuto l’appellativo fantascientifico di “macchina per vedere”. Il progetto ha coinvolto ricercatori di Harvard e del MIT nonché l’inventore dell’oftalmoscopio (Rob Webb) e gli scienziati dello Shepens Eye Research University.

Infine, si è riusciti anche a mettere a punto un dispositivo che, collegato a una macchina fotografica digitale, la rende adatta ai disabili visivi. “Quando qualcuno - ha osservato Goldring - ha un senso che funziona poco, l’incapacità di esprimersi col senso stesso può essere frustrante”. Scattando fotografie con questo apparecchio speciale “sento di essere capace di esprimermi a livello visivo col mio occhio cieco e ritengo che in questo stia il suo valore”.

ù in fase sperimentale anche una macchina fotografica per ciechi basata su un altro principio: si tratta di un apparecchio tipo Polaroid che stampa sul momento le immagini traducendole in punti in rilievo. Dunque si potrà toccare ciò che non si vede, apprezzando la foto con i polpastrelli.

Fonti: MIT, Punto informatico, Brescia oggi.
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