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Consumo dei farmaci: +60% tra il 2000 e il 2008

Famaco in compresseConsumo dei farmaci: +60% tra il 2000 e il 2008 Presentato ieri il Rapporto OsMed: stabile la spesa del SSN, forti le differenze regionali

10 luglio 2009 - Sarà perché in Italia ci sono sempre
più anziani, sarà perché c’è la mania o la necessità del farmaco nel cassetto, sta di fatto che il responso è chiaro: si assumono molte più medicine
oggi che in passato. Da un lato la più ampia offerta delle industrie
farmaceutiche, dall’altro la perenne ricerca della salute: il Rapporto OsMed
presentato ieri a Roma è uno specchio di ciò che vogliono medici e pazienti,
privatamente o nelle strutture sanitarie.

Si tratta del documento “L’uso dei farmaci in Italia”,
curato annualmente dall’Istituto superiore di sanità (ISS) e dall’Agenzia
italiana del farmaco (Aifa), che non lascia molto spazio a dubbi: +60% di
farmaci consumati tra il 2000 e il 2008, sostanzialmente stabile la spesa del
Sistema sanitario nazionale (anno scorso rispetto al 2007) e rilevanti differenze
regionali. Una fotografia che aiuta innanzitutto a comprendere le dinamiche del
mercato farmaceutico, l’invecchiamento demografico nonché l’atteggiamento dei
medici e dei pazienti (tra questi, secondo altri studi, vi sono più
ipocondriaci).

Complici della situazione sono il peso delle patologie
croniche legate all’invecchiamento della popolazione, ma anche atteggiamenti e
abitudini di tipo socio-culturale. Nel complesso la spesa farmaceutica totale è
stata circa di 24,4 miliardi di euro (di cui il 75% rimborsato dal Servizio
Sanitario Nazionale-SSN). In media, per ogni cittadino italiano, lo Stato ha
speso 410 euro per un periodo di trattamento di 537 giorni. Tanto per rendersi
conto, solo lo scorso anno sono state acquistate 1.765.000 confezioni di medicinali
tra pubblico e privato; in media si è consumata una dose e mezzo di farmaco al
giorno. Come ogni anno, inoltre, in cima alla classifica dei farmaci più
utilizzati, compaiono quelli del sistema cardiovascolare. Seguono: i farmaci
gastrointestinali (13% della spesa), quelli per il sistema nervoso centrale
(12,1%), gli antimicrobici (11%) e gli antineoplastici (farmaci per combattere
lo sviluppo dei tumori, 11%).

Gli anziani, ovviamente, vengono curati di più. Non a caso,
mediamente la spesa di una persona con più di 75 anni è di oltre 12 volte
superiore rispetto a chi ha fra i 25 e i
34 anni. I cittadini con più di 65
anni, inoltre, assorbono circa il 60% della spesa e delle dosi giornaliere.
Alti livelli di esposizione si osservano nei bambini e negli anziani: circa
8
bambini su 10 ricevono in un anno almeno una prescrizione; quasi nella totalità
dei casi si tratta di antiasmatici e antibiotici. Questi ultimi sono sempre più
consumati
a livello ambulatoriale, almeno nel nostro Paese (al contrario
di ciò che sta avvenendo in Francia).

Gli italiani tengono agli organi di senso... in tutti i sensi!
Infatti, nel Belpaese la spesa farmacologica per curarli è seconda in Europa
solo alla Francia (rispettivamente al 2,5% e al 2,6%). Per quanto riguarda la
spesa per farmaci
per gli organi di senso, secondo il Rapporto il 41% (200
milioni di euro) è a carico del SSN e il 5,1% è sostenuto dalle strutture
pubbliche; il resto è, ovviamente, acquistato direttamente dagli italiani. Nel
2008, rispetto all’anno precedente, c’è stato un aumento delle quantità
prescritte (+2,9%) e della spesa (+5,3%). Si è fatto ricorso a molecole più
costose.

Al proprio interno l’Italia resta divisa tra Centro-Sud e
Nord. Infatti, il record di spesa pubblica è della Calabria (con 277 euro a
testa), a cui seguono Campania, Lazio e Sicilia. Viceversa, la regione più
virtuosa è la provincia autonoma di Bolzano (con 149 euro pro capite). Più in
particolare, per curare i diversi organi di senso si spende maggiormente nelle
Regioni del Centro (Marche e Abruzzo in
primis
).

Da rilevare un aumento dei consumi territoriali di colliri
(a base di analoghi delle prostaglandine, anche in associazione a un betabloccante
per il glaucoma). Una spesa notevole è dovuta ai farmaci contro la
degenerazione maculare senile (AMD), utilizzabili
solo in ospedale: si tratta della verteporfina, del ranibizumab e del pegaptanib
nonché del bevacizumab (il cui uso è stato sospeso nel 2009): sono molecole che
inibiscono la proliferazione incontrollata dei vasi della retina
(antiangiogenici ovvero anti-VEGF) e sono efficaci solo sulla forma più grave
di AMD (è meno comune ed è detta ‘umida’). Anche gli antibiotici e gli
antivirali oftalmici sono stati comprati in maggiore quantità (ad esempio, per
curare la congiuntivite
virale, le cheratiti
e l’herpes oculare).

Fonti principali: ISS, Aifa, Rapporto OsMed. Numero Verde di
assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13).
Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia
onlus
.
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