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Cataratta, caccia ai meccanismi di formazione

Degenza di persona operata di cataratta (India, nei pressi di Hyderabad. Foto © G. Galante - IAPB Italia onlus) Cataratta, caccia ai meccanismi di formazione Scienziati americani mirano alla sua prevenzione, ma è la prima causa di cecità al mondo 6 agosto 2013 - Una singola proteina sembra essere la chiave di volta per garantire la trasparenza del cristallino, la lente contenuta nel nostro occhio: si chiama acquaporina zero (AQP0). Intervenendo sui meccanismi di formazione della cataratta, in futuroVisione con cataratta (simulazione) quest’ultima potrebbe essere prevenuta. Questo è l’ambizioso obiettivo cui mira un’équipe di scienziati americani dell’Università della California, che ha recentemente pubblicato un articolo sulla rivista scientifica Nature Structural & Molecular Biology. Quando si manifesta la cataratta (generalmente nella terza età) la vista tende ad appannarsi, si vede più sbiadito e la luce abbaglia più che in passato. È come se si guardasse attraverso un vetro sporco o smerigliato. Nelle fasi iniziali l’unica soluzione che può aiutare è far Catarattaricorso a filtri ottici, ma l’operazione chirurgica è generalmente, in ultima analisi, l’unica strada praticabile: si sostituisce il cristallino divenuto opaco con una lentina artificiale che si inserisce dentro l’occhio, restituendo una visione limpida. Per l’Istat la cataratta colpisce in Italia circa l’8,5% della popolazione tra i 70 e i 74 anni, il 12,4% nei cinque anni successivi e il 17,1% di chi supera gli 80 anni. Stando all’Oms è la prima causa al mondo di cecità e di ipovisione, sebbene quasi sempre sia reversibile (ricorrendo all’operazione chirurgica). Le si possono attribuire il 53% dei casi di disabilità visiva, principalmente concentrati nei Paesi in via di sviluppo, dove spesso non si hanno le risorse necessarie per sostenere il costo degli interventi.Cristallino opacizzato (sezione di bulbo oculare). (Immagine: Mission for Vision) Tra i fattori che aumentano il rischio di cataratta ci sono l’esposizione al sole, la mancanza di esercizio fisico, il fumo, il diabete e le immodificabili cause genetiche. Le fibre da cui è costituito il cristallino sono composte quasi esclusivamente da acqua e proteine cristalline. “Fondamentalmente la calmodulina (proteina che lega il calcio ed è presente in ogni cellula, ndr) – spiega James Hall dell’Università della California, che ha diretto la squadra di ricercatori assieme al collega Doulglas Tobias – attiva un interruttore molecolare che [regola] il Operazione di catarattapompaggio dell’acqua attraverso i pori verso l’interno e verso l’esterno, come una valvola di un dispositivo idraulico”. Tale canale, precisa il dott. Houmam Araj, “si ritiene che giochi un ruolo vitale nel mantenere la trasparenza del cristallino e nel regolare il volume d’acqua contenuto nelle sue fibre”. Questa nuova scoperta può essere considerata, conclude Hall, “un progresso nella comprensione di come prevenire o ritardare le cataratte”. La ricerca è stata finanziata dal National Eye Institute (l’Istituto Oftalmologico Nazionale NEI), appartenente ai prestigiosi National Institutes of Health americani (NIH).

Riferimento bibliografico: Reichow SL, Clemens DM, Freites JA, Németh-Cahalan KL, Heyden M, Tobias DJ, Hall JE, and Gonen T. “Allosteric mechanism of water-channel gating by Ca2+–calmodulin.”, Nature Structural & Molecular Biology, July 2013. DOI: 10.1038/nsmb.2630.

Fonti: National Eye Institute (Usa), Nature Structural & Molecular Biology

Ultima modifica: 7 agosto 2013

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