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Caro volto, ti riconosco

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<p>Fonte: Journal of Visionhttp://www.iapb.it/fileutente/image/Volti-sequenza-animaz.gif" />Caro volto, ti riconosco Nuovo studio sull’attività elettrica del cervello: facce diverse stimolano maggiormente la mente 18 marzo 2011 - Con quella faccia un po’ così… diceva una celebre canzone. Tutti sappiamo quanto il riconoscimento dei volti sia fondamentale nella nostra vita. Come esso funzioni è però ancora oggetto di studi: una nuova ricerca è stata recentemente pubblicata sul Journal of Vision da un’équipe universitaria belga. Ai partecipanti sono state presentate 90 serie di volti in rapida successione (3,5 al secondo) e si è studiato come rispondesse il cervello; si è, quindi, operato un confronto tra la risposta cerebrale alla stessa faccia e ad una serie di volti diversi. Si è constatato così che il segnale cerebrale ad una frequenza specifica era molto più ampio se le facce cambiavano. L’analisi ha cui si è fatto ricorso si chiama tecnica dei potenziali evocati stazionari visivi (SSVEP).</p>
<p>Fonte: Università di Lovanio (Belgio)http://www.iapb.it/fileutente/image/Volti-lab-univ_Lovanio-animaz.gif" /> “Il riconoscimento dei volti comprende gli aspetti più complessi della percezione e della memoria e, per questa ragione, capire com’esso funzioni ha un’implicazione Prof. Bruno Rossion (Foto: Università di Lovanio, Belgio)di ampia portata”, ha affermato Bruno Rossion, ricercatore presso il Dipartimento di psicologia dell’Istituto di neuroscienze dell’Università cattolica di Lovanio, in Belgio. “In ultima analisi, attraverso una migliore comprensione di questa funzione faremo straordinari progressi per capire come il cervello operi nel suo complesso, sviluppando strumenti per rilevare le sue disfunzioni che speriamo di poter contribuire a rimediare”. L’incapacità di riconoscere un volto può essere dovuta a varie cause, che possono persino essere locali, ad esempio retiniche: se muoiono le cellule della macula, ad esempio a causa della degenerazione maculare legata all’età, spesso si perde la visione centrale. Però la degenerazione può presentarsi persino a livello della corteccia cerebrale, in particolare nella zona posteriore del cervello: in questo caso si può essere affetti dalla malattia di Alzheimer o da altre patologie come l’autismo. Dunque questo test potrebbe essere impiegato anche nella diagnosi di malattie neurodegenerative cerebrali.

Fonti: ARVO , Journal of Vision .

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