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Eventi

Se l’American Academy of Ophthalmology guarda lontano

Dall’11 al 14 novembre a New Orleans si è svolto l’evento oculistico più importante al mondo

Si stima che più di 25 mila persone abbiano partecipato all’American Academy of Ophthalmology, l’appuntamento più importante al mondo dedicato all’oculistica. Si è svolto, infatti, dall’11 al 14 novembre 2017 a New Orleans (USA) il 121° appuntamento annuale dell’AAO.

Oltre 350 corsi, più di 100 ore di lezione e dibattiti a carattere medico-oculistico, 535 stand: la varietà del “menù” proposto è stata molto ampia.

Staminali sotto la lente

Tra i numerosissimi argomenti affrontati segnaliamo le staminali, che attualmente si possono usare solo per rigenerare la cornea, mentre ci sono laboratori in cui si sta provando a rigenerare anche la retina (per ora senza successo sull’essere umano).

Si tentano le terapie geniche

Si è parlato, inoltre, di terapie genetiche oftalmologiche. Le maggiori speranze sono riposte nel trattamento sperimentale dell’amaurosi congenita di Leber: uno studio dell’Università dell’Iowa (USA), giunto alla sua terza fase, avrebbe dimostrato che 27 pazienti su 29 (93%) trattati geneticamente hanno avuto miglioramenti significativi a livello visivo e sono riusciti a orientarsi all’interno di un labirinto in condizioni di luce scarsa o moderata.

Gli stessi ricercatori riferiscono che sempre le persone affette da amaurosi congenita di Leber trattate geneticamente...

hanno avuto anche significativi miglioramenti nella sensibilità alla luce e nella visione periferica, che sono i due deficit visivi di cui questi pazienti hanno esperienza. L’approvazione [di tale trattamento genico] potrebbe aprire la porta ad altre terapie genetiche che potrebbero infine consentire di trattare oltre 225 mutazioni del DNA che notoriamente causano cecità. Potrebbe essere applicato anche alla retinite pigmentosa, un’altra malattia retinica ereditaria […]. Oppure, in futuro, la terapia genetica potrà eventualmente offrire proteine chiave che servono a restituire la vista nel caso di malattie più comuni quali la degenerazione maculare legata all’età.

Più sport, meno glaucoma

Tra l’altro ricercatori dell’Università della California (Los Angeles) hanno fatto presente che, sulla base di dati raccolti sulla salute degli americani, si corre un rischio inferiore del 73% di sviluppare il glaucoma tra le persone fisicamente più attive – che fanno più sport o comunque si muovono molto – rispetto a quelle che lo sono meno.

Gli stessi ricercatori consigliano un’attività fisica moderata o intensa di almeno mezz’ora al giorno come minimo per cinque giorni la settimana. Ogni dieci minuti in più al giorno il rischio di glaucoma diminuirebbe del 25%. Ovviamente bisogna però tenere conto anche che c’è una forte componente genetica della malattia oculare (familiarità). Insomma, se l’attività fisica contribuisce a prevenire anche questa patologia, ovviamente non può fare miracoli.

La dott.ssa Victoria L. Tseng, dell’Università della California, però ha spiegato:

La nostra ricerca suggerisce che non è solo l’esercizio in sé che può essere associato a un ridotto rischio di glaucoma, ma anche che le persone che si esercitano a maggiore velocità e percorrono una distanza maggiore (camminando o correndo) potrebbero persino diminuire ulteriormente tale rischio in confronto a coloro che si muovono a velocità inferiori o fanno percorsi più brevi.

Riabilitazione visiva tra percorsi e tecnologie

Ricordiamo, inoltre, gli appuntamenti in cui – durante l’American Academy – si è discusso di dispositivi tecnologicamente avanzati ad uso degli ipovedenti e dei nuovi studi sull’efficacia della riabilitazione visiva, in cui non bisogna neanche trascurare gli aspetti psicologici (ad esempio i maculopatici sono particolarmente a rischio di depressione).

Migliaia di oculisti e chirurghi hanno preso parte a quest’appuntamento, a cui tra l’altro ha partecipato anche il Direttore del Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva di Roma. Un evento, insomma, da tenere sempre... bene in vista.

Fonte principale: American Academy Of Ophthalmology (AAO)


Pagina pubblicata il 8 novembre 2017. Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2017


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