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AMD, teniamo d’occhio una proteina

Retina affetta da AMD umidaAMD, teniamo d’occhio una proteina Più facile prevenire (e curare) la degenerazione maculare legata all’età se si controlla la CCR3

16 giugno 2009 - Teniamo d’occhio una proteina per salvare la vista. Si tratta della CCR3, che se neutralizzata consentirà di prevenire e (forse) di curare una forma di AMD , la degenerazione maculare legata all’età. Lo sostengono ricercatori della Università della Carolina del Nord (presso la Chapel Hill School of Medicine) che, in collaborazione con l’Università del Kentucky, l’hanno identificata. Questa terapia, che si basa su iniezioni di anticorpi nel bulbo oculare che neutralizzano la proteina CCR3,Visita oculistica in UMO potrebbe essere un’alternativa alle attuali iniezioni intravitreali che inibiscono la proliferazione di nuovi vasi (antiangiogenici). I ricercatori – che hanno sperimentato il nuovo metodo sulle cavie – sostengono che abbia meno effetti collaterali e che si possa ripetere più frequentemente la terapia, comunque efficace solo sulla forma umida, quella meno frequente (15%) e più rapida nell’evoluzione. La presenza della proteina CCR3 è tra l’altro un segnale che consente di diagnosticare precocemente l’AMD umida. Al contrario, la forma più comune di AMD – una malattia oculare degenerativa che può colpire il centro della retina dopo i 50 anni – rimane quella detta secca (circa 85% dei casi) e attualmente non è curabile. Tuttavia, seguendo una dieta ricca di frutta, verdure a foglia verde e pesce (oltre che con l’assunzione di complementi alimentari antiossidanti) si può ridurre il rischio di contrarla; ma in primis bisogna rinunciare al fumo e sapere se esistono anche altri casi in famiglia (la base è genetica). La malattia è causa, secondo l’Oms, del 41% dei casi di cecità in Occidente. Referenza originale: “CCR3 is a target for age-related macular degeneration diagnosis and therapy”, by Atsunobu Takeda, Judit Z. Baffi, Mark E. Kleinman, Won Gil Cho, Miho Nozaki, Kiyoshi Yamada, Hiroki Kaneko, Romulo J. C. Albuquerque, Sami Dridi, Kuniharu Saito, Brian J. Raisler, Steven J. Budd, Pete Geisen, Ariel Munitz, Balamurali K. Ambati, Martha G. Green, Tatsuro Ishibashi, John D. Wright, Alison A. Humbles, Craig J. Gerard, Yuichiro Ogura, Yuzhen Pan, Justine R. Smith, Salvatore Grisanti, M. Elizabeth Hartnett, Marc E. Rothenberg & Jayakrishna Ambati (doi:10.1038/nature08151), Nature 2009 Jul 9;460(7252):225-30. Epub 2009 Jun 14.

Fonti: University of North Carolina at Chapel Hill School of Medicine, Nature


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