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Altra visione

Riabilitazione visiva presso il Polo Nazionale Ipovisione, Policlinico A. Gemelli di RomaAltra visione Con la riabilitazione si può imparare a vedere in un altro modo anche se si è anziani 18 gennaio 2012 - La riabilitazione visiva, questa semi-sconosciuta. Eppure la sua importanza probabilmente crescerà notevolmente: il numero dei pazienti anziani è destinato ad aumentare a causa dell’invecchiamento demografico globale, particolarmente accentuato in Italia. Pertanto imparare a mantenere o, nei casi più fortunati, a migliorare le proprie prestazioni visive sarà sempre più importante in futuro. A sostenerlo è una studiosa tedesca, che ha recentemente pubblicato una rassegna ragionata dei principali studi dedicati alla riabilitazione visiva. I deficit che colpiscono il centro del campo visivo – ad esempio dovuti a malattie retiniche come la degenerazione maculare legata all’età (AMD) – minano la possibilità di leggere, di riconoscere i volti e di svolgere le altre attività quotidiane. Però si può migliorare la loro qualità della vita mediante allenamenti specifici che hanno l’obiettivo di migliorare la capacità di leggere e di orientarsi, imparando a sfruttare la zona della retina ancora sana (mediante la cosiddetta “fissazione eccentrica” ossia non frontale). Si potranno adottare specifiche strategie di adattamento e includere nel percorso riabilitativo un supporto psicologico. “Una riabilitazione efficace è possibile – scrive Susanne Trauzettel-Klosinski su Deutsches Ärzteblatt International – con molti deficit visivi. È importante valutare le funzioni rilevanti per la vita quotidiana. Di per sé l’acuità visiva significa poco. Misure di compensazione, come ausili visivi e il training – hanno l’obiettivo di ottimizzare la visione residua e promuovere una plasticità corticale compensativa funzionale fondata sull’attivazione sinaptica”. Il percorso riabilitativo, tuttavia, non solo deve essere adattato alla situazione di ciascun paziente, ma è necessario un lavoro d’équipe, che includa non solo oculisti ma anche ortottisti, neurologi, psicologi e altri specialisti.

Fonte: Deutsches Aerzteblatt International

Ultima modifica di questa pagina: 27 gennaio 2012.

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